Marrakech, Ait Ben Haddou e Ozoud | Tre giorni in Marocco

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Dopo anni che cerchiamo di visitare il più possibile i paesi che circondano la nostra penisola abbiamo finalmente deciso di cambiare, allontanarci un pò di più e vedere qualcosa di davvero diverso.


Abbiamo quindi acquistato due titoli di viaggio per Marrakech!



Siamo partiti di primissima mattina (..praticamente notte...) per poter così atterrare ad ora di colazione, e farci prelevare dal nostro autista (offertoci via mail dall' agenzia scelta per scarrozzarci sù e giù per il Marocco i due giorni successivi). L'arrivo è stato traumatizzante: ci aspettavamo, si, qualcosa di diverso, di un pochino più esotico, caotico e travolgente... ma quel che ci attendeva era un tragitto all'interno di un ford transit guidato da un autista stunt-man che ci ha fatto sfrecciare a velocità illegali nel bel mezzo della medina rischiando di travolgere le persone o alcuni degli innumerevoli motorini che scorrazzano in qualsiasi punto della città.
 
 

Appena scesi siamo stati affidati a Fatima, una signora tarchiatella e alquanto tosta che voleva pure farci caricare le valige su di una cariola spinta da due individui che sembravano appena usciti da un penitenziario psichiatrico.
Dopo avergli gentilmente lasciato intendere che non ci saremmo fidati, ce la siamo fatti a piedi fino alla riad prenotata seguendo la donna che alla fine ci ha pure chiesto la mancia.

LEZIONE IMPORTANTE : a Marrakech nessuno intende derubarvi, ma le persone prima di offrirvi una prestazione o un bene materiale ''''dimenticano'''' spesso di comunicarvi che dovrete pagarlo, ed è per questo che molti turisti finiscono per ritrovarsi in situazioni spiacevoli. Quindi... SEEEMPRE chiedere e stabilire/trattare un prezzo a ciò che state per ricevere, che si tratti pure della posa per una foto o per un video, di un' indicazione, di un biscotto o di un' intrattenimento.
Trattare sui prezzi fa parte della loro cultura, e non verrete visti come dei poveri taccagni se proverete a farvi abbassare i prezzi, salvo vi troviate in posti estremamente formali o particolari.
 
 
La scelta per il pernottamento è ricaduta sulla Riad Jnane Mogador, un' incantevole dimora a due passi dall'affollatissima Jemaa el Fna.
Come rapporto qualità-prezzo non avremmo potuto scegliere di meglio, in quanto è collocato in centro, è gestito da persone squisite, ed è allestito in modo molto caratteristico nonostante abbia magari qualche piccola trascurabile incuranza.
Arrivati troppo presto c'è stato proposto di attendere la preparazione della camera offrendoci il loro tipico (e prelibatissimo) tè alla menta sulla terrazza all'ultimo piano dell'edificio.
 
 

Appena messe giù le valigie e riposatici per qualche minuto, siamo immediatamente ripartiti all' esplorazione della città.
Dopo averlo letto tante volte abbiamo veramente scoperto quanto sia piacevole lasciarsi perdere tra le vie della medina passando attraverso i souk, pieni di mercanti pronti ad esclamare qualsiasi tipo di battuta o provocazione pur di catturare l' attenzione dei numerosi turisti e cominciare le trattative per la vendita. Così tra i mercati, il palazzo El Bahdi, la moschea Koutoubia e la piazza principale abbiamo trascorso la prima giornata assaggiando i vari tipi di street food che trovavamo per la strada.. cercando di abituarci alla frenesia, agli odori e all'energia che la capitale turistica del Marocco sprigiona incessantemente.
La sera l' abbiamo impiegata per mangiare con calma e cominciare ad osservare e scegliere quali sarebbero stati i migliori luoghi in cui cenare le sere a venire.
 

Per i due giorni successivi abbiamo scelto di lasciare la città vedendo qualcosa di più storico e/o naturale, e così abbiamo deciso di recarci ad Hait Ben Haddou e ad Ourzazate il primo giorno, e le cascate di Ozoud il secondo giorno.

GIORNO 2
Svegliatici prestissimo siamo scesi alla portineria dove ci avevano premurosamente preparato la colazione in una busta sapendo che non avremmo fatto in tempo a consumarla nella terrazza ad un orario umano.
Siamo stati immediatamente raccolti da un perfetto sconosciuto (w l'avventura) che ci ha detto di seguirlo per arrivare al furgone che ci avrebbe portato oltre l'Atlante, per poi scoprire che ci aspettava lo stesso impavido autista che ci era venuto a prendere all' aeroporto la mattina precedente.
Durante il viaggio abbiamo avuto modo di ammirare paesaggi spettacolari, di scambiare un paio di uova avanzate dalla colazione con un pendaglio berbero, di rischiare la morte in un frontale contro molti degli spericolatissimi camion che sbucavano dalle curve dei tornanti, e di chiudere un pò gli occhi in attesa dell' arrivo a destinazione.
 

Sormontata la catena montuosa siamo arrivati in poco tempo ad Ait Ben Haddou, la più celebre, forse, delle fortezze sul deserto.
Arrivati di buon' ora abbiamo avuto l' opportunità di passeggiare per le vie della kasbah indisturbati, senza doverci fare largo tra le mandrie di fotografi cinesi ed è stata un' esperienza straordinaria.
E' sembrato quasi di fare un tuffo nel passato, camminando tra mura di argilla, paglia e terra, ed è stato possibile inoltre raggiungere la sommità della fortezza e godere dello sconfinato panorama circostante.
 
 

Dopo la visita durata circa un' ora e mezza (e dopo aver atteso per quasi un'ora la nostra guida che aveva preso sonno) ci siamo diretti verso Ouarzazate, la Hollywood del Marocco, meta irrinunciabile per gli amanti del cinema.
Qui abbiamo mangiato in un posto rivelatosi un' autentica trappola per turisti (ogni tanto ci si cade per forza), dove ci hanno propinato un tajine contenente un pollo buonissimo e perfettamente cotto imprigionato da delle patatine fritte che farebbero ribaltare Ray Kroc nella tomba.
 
 

Ingerito ciò, siamo entrati al museo del cinema, che si è rivelato... carino.. molto carino a nostro parere... ma putroppo non abbiamo avuto modo di visitare la kasbah di Ouarzazate (a detta della guida non si può visitare.. ..ci crediamo? no..) e i nuovi studios cinematografici.
Un pochino amareggiati ma soddisfatti della giornata siamo rimontati sul furgone per tornare insieme al nostro autista stuntman alla città rossa, dove ci attendeva una seratina in nome dello street food e della musica.
Appena arrivati (vivi) alla riad siamo saliti in camera e ci siamo tuffati sul letto per concederci un attimo di riposo prima della doccia.
Neanche il tempo di decidere dove cenare che eravamo già in piazza a farci contendere dagli accattatori di turisti dei vari banchi di street food.
Jema El Fnaa infatti la sera si riempe di chioschi e baldracchini dai quali si diramano dei "camerieri" che si inventeranno l' impossibile pur di convincervi a sedervi ai loro tavoli a mangiare, o almeno a contemplare tutta la scelta di tentazioni culinare tipiche che possono offrirvi.
Alla fine abbiamo optato per quello dove ci offrivano il tè gratis... e mangiando in compagnia di un furfantello di strada siamo pure rimasti soddisfatti delle pietanze serviteci, ossia un tajine di manzo con verdure varie e un piatto di cous cous con un pollo (con UN pollo).
 

Illusi di potercene andare, dopo aver chiesto ripetutamente di pagare siamo stati invitati a posticipare la passeggiatina digestiva per tre o quattro volte, e ci siamo quindi lasciati corrompere con diversi bicchierini di tè alla menta, servitoci sempre a temperature vulcaniche.. probabilmente per farci spendere tempo extra a soffiarci sopra.
Finalmente, alzatici dal tavolo e salutato il nostro nuovo accattatore di fiducia siamo riusciti a divincolarci dai suoi interminabili colleghi che ci proponevano di cenare per la seconda volta e ci siamo diretti verso la moschea Koutoubia con una spremuta d'arancia a testa per ammirare l'emblema di Marrakech nei suoi colori notturni, e farci una passeggiata nel parco retrostante.
Tornando alla piazza, siamo stati sequestrati dal tamburellista di una delle numerosissime ''band folkloristiche interattive'' che, dopo averci costretto a sederci tra gli spettatori attorno a loro e averci offerto un ennesimo bicchierino di tè alla menta (bicchiere dal quale avranno bevuto solo una cinquantina di sconosciuti), hanno pure costretto Giulia a ''ballare'' assieme ad un ragazzo berbero di una settantina d'anni che, battendo le mani e cantando, teneva alto lo spirito della combriccola.
 
 

Abbandonati i nostri nuovi amici, e fatta un 'altra passeggiata tra i souk siamo tornati alla riad per metterci sotto alle lenzuola con il clima a palla (anche se non ce ne sarebbe stato troppo bisogno).

GIORNO 3

Il mattino seguente appena svegliati ci siamo fiondati sul tetto dell' edificio per goderci una colazione tipica all' aperto in compagnia di paio di uccellini affamati.
 

Alle 9.00 circa ci siamo trovati con il nostro indomito autista per correre a tutto gas verso le cascate di Ozoud, e dopo due ore circa passate a fissare capre, cespugli, capre, asini e capre siamo arrivati al parcheggio dove tutti i turisti vengono accolti da un gruppo di giovanotti locali che si rendono disponbili come accompagnatori.

NOTA BENE: le guide private tendono ad appiopparvi a questi ultimi dicendovi di seguirli (..la famosa percentuale), ma se volete avete tutta la libertà di esplorare l'area da soli.


La nostra guida ci ha quindi portato da un ragazzo di nome Hassan che, come hanno tristemente usanza di fare lì, ci ha avvisati solo dopo essere partiti per il mini trekking che i suoi servigi non erano compresi nella tariffa che avevamo già pagato all' agenzia di tours, ma abbiamo accettato lo stesso dopo aver capito che ci avrebbe fatto percorrere un sentiero meno turistico che portava fino in fondo al crepaccio per poi risalire il canyon che termina con la seconda precipitazione acquatica più alta dell' Africa.
 
 
Difatti siamo scesi attraverso un sentierino scosceso in compagnia di questo socievole ragazzo che ci spiegava le caratteristiche della zona e delle cose che vedevamo, fermandoci di tanto in tanto per permettergli di riposare, dato che stava facendo il suo primo giorno di Ramadan.
Risalendo il fiume si ha possibilità di gettarsi in acqua in vari punti, o di proseguire incappando in incontri ravvicinati del terzo tipo con delle scimmiette bagigio-dipendenti, e si può raggiungere la parte più turistica attraversando numerosi ponticelli dall' aria molto precaria fino ad arrivare alla zona di accumulo dell'acqua che cade dove si può fare il bagno o il giro su di alcune zattere molto thrash style (barili vuoti legati sotto ad una chiatta con delle sedie di plastica sopra).
 
 
E' un esperienza che ci sentiamo molto di consigliare a chi volesse staccare un pò dal caos delle città per dedicare una mezza giornata abbondante alla scoperta di quello che, secondo noi, è l'aspetto più sottovalutato del Marocco.
Tornati in tardo pomeriggio a Marrakech ci siamo concessi un paio di briouat, snack tipico marocchino farcito a discrezione del ''cuoco'' con riso, pollo, verdure, pesce e/o spezie varie.
Docciati poi ci siamo diretti verso i souk principali della medina per comprare qualche souvenir ai nostri cari, e dopo un'attenta analisi delle possibilità abbiamo scelto dove avremmo consumato la famosa ultima cena prima del ritorno.. e così nulla ci avrebbe impedito di ingozzarci guardando il sole che calava su Jema El Fnaa.
 
 
Abbiamo scelto il Chez Chegrouni, che, pur non ispirando molto visto da fuori, ci ha permesso di mangiare i migliori due tajine del viaggio su di un tavolo lungo come il terrazzo che affacciava sulla parte più orientale della piazza per un totale (due tajine, una coca, una fanta, e due pezzi di pane) di circa 15 euro.. che non è male considerando che un solo piatto di pasta in una delle piazze più famose d' Italia costa almeno gli stessi soldi.
Inoltre la vista era spettacolare... una di quelle cose che ti fanno chiedere come possono essere soddisfatte della propria vita le persone che non hanno mai vissuto la stessa esperienza.
 
 

Durante l'ultima passeggiatina ci siamo pure riempiti una scatoletta con dei biscotti tipici uno più strano dell'altro, per goderceli con calma su di una panchina immezzo al verde.
In orario senile siamo poi andati a dormire, dato che il taxista procuratoci dalla riad ci sarebbe passato a prendere verso le 4.30 di mattina per accompagnarci in aeroporto.

Marrakech ci è rimasta impressa nel cuore.
Appena arrivati, a causa del trauma iniziale, non avremmo più voluto uscire dalla riad, ma col passare delle ore abbiamo capito un pò meglio lo spirito della città, e ci siamo ambientati.
La sensazione che la gente trasmette è una via di mezzo tra la più calda accoglienza e il volerti spennare come un pollo. Probabilmente torneremo in Marocco, ma per goderne del lato più puro, ospitale e tipico... quello meno turistico e lucroso.
A volte purtroppo è inevitabile ritrovarsi coinvolti in trappole per sprovveduti, o tra persone locali che non si fanno scrupoli a rendere qualsiasi beltà una fonte di truffa e di guadagno. Per apprezzare il paese bisogna saperne cogliere le caratteristiche più autentiche senza dar peso a quegli sconvenienti che purtroppo affliggeranno certi luoghi per sempre.
 

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